Chi decide gli investimenti digitali
In ogni impresa familiare c’è una sedia che nessuno occupa: quella di chi ha per mestiere il compito di decidere dove si investe in intelligenza artificiale e digitale, in che ordine, a quali condizioni e con chi.
Nelle aziende grandi quella sedia ha un nome e un costo. Nelle imprese familiari non è mai esistita, e non per distrazione: a cinque, a venti, a cinquanta milioni di fatturato non è mai stata sostenibile. Ma le decisioni si prendono lo stesso — e quando una sedia resta vuota in una stanza dove si decide, le decisioni le prende chi le siede più vicino. Di solito è chi ti sta vendendo qualcosa.
Qui scrivo di chi tiene il timone. Come si portano AI e digitale nell’agenda del consiglio, invece di lasciarli nel reparto tecnico. Perché affidare il digitale al figlio più giovane, per quanto capace, non è una scelta organizzativa ma una scommessa. Che cosa cambia in un passaggio generazionale quando metà del valore dell’azienda vive in sistemi che una sola persona conosce. Quali competenze conviene costruire dentro e quali comprare fuori, e come si riconosce la differenza. Perché un direttore assunto a tempo pieno, a questa dimensione, raramente regge.
Non troverai organigrammi tipo, né riflessioni sulle competenze del manager del futuro.
Sono le decisioni più importanti e le meno strutturate che un’impresa familiare prende: valgono centinaia di migliaia di euro, durano dieci anni, e si prendono in riunioni che nessuno chiama riunioni di investimento.


