Raffaele Belli

Raffaele BelliAI & Digital Director

Una giornata nella tua azienda

La tua azienda usa già l’AI. Molto meno di quello che potrebbe.

E il problema non è il rischio. È tutto quello che state lasciando sul tavolo, ogni giorno, senza accorgervene.

Caro imprenditore,

l’ultima volta che ne ho parlato con uno come te, la frase era questa: «me la propongono tutti, e non ho ancora capito a che cosa mi serve».

Aveva ragione a dirla. Negli ultimi mesi gli avranno raccontato che l’intelligenza artificiale risolve tutto, che moltiplica la produttività, che farà a meno di mezzo ufficio. E lui, come te, deve decidere con dei soldi veri.

Quello che gli ho risposto comincia da una sottrazione, non da una promessa. L’intelligenza artificiale non fa crescere il fatturato per il fatto di averla comprata. Non fa risparmiare persone. Non rende un’azienda «un’azienda AI», qualunque cosa voglia dire. Chi lo racconta, quasi sempre, ha un modulo da aggiungere a un contratto che hai già.

Quello che l’AI fa davvero è meno spettacolare di come te la raccontano, e molto più grosso.

Partiamo da un fatto. Pensa all’ultima settimana di lavoro e conta quante volte, nella tua azienda, qualcuno ha aperto un assistente di intelligenza artificiale.

Tu, probabilmente, per farti sistemare una mail delicata o riassumere un documento lungo. Qualcuno in amministrazione, per rimettere in ordine dei dati. Chi sta in ufficio commerciale, per scrivere più in fretta un’offerta. Magari un ragazzo del marketing che ci lavora da mesi e non l’ha mai detto a nessuno, perché nessuno gliel’ha chiesto.

È già dentro. Non è una cosa che devi decidere se far entrare: è entrata dalla porta di servizio, un’abitudine alla volta, e nessuno l’ha decisa.

Se sei già convinto e vuoi solo parlarne, scrivimi due righe — il resto lo leggi dopo.

Uno strumento, o un’era

C’è un modo comodo di guardare l’intelligenza artificiale, ed è guardarla come uno strumento: una cosa che si compra, si installa e fa risparmiare tempo. Comodo, perché la mette nella casella dei fornitori e la toglie dal tuo tavolo.

Ma guarda l’elenco di quello che sta cambiando davvero. Il modo in cui i tuoi clienti cercano e scelgono. Che cosa si aspettano da un servizio. Quali prodotti stanno ancora in piedi. Come si fa marketing. Quale tecnologia regge e quale no. Come girano i processi. Come è organizzato il lavoro. Quali competenze servono in azienda, e quali non servono più.

Quando una cosa cambia tutte queste voci insieme, non è uno strumento. È un’era.

E non è un’era che comincia adesso. È il capitolo nuovo di quella digitale, cominciata vent’anni fa, che la tua azienda sta già attraversando da un pezzo. La differenza è la velocità: quello che prima ti lasciava cinque anni per adeguarti, adesso te ne lascia uno.

Prima ancora che dentro, cambia fuori

La parte che si vede meno è anche quella che costa prima, e non succede nei tuoi uffici: succede nella testa dei tuoi clienti. Una parte crescente delle ricerche non finisce più in un elenco di siti da confrontare, ma in una risposta già scritta. Chi compra arriva informato in modo diverso, confronta in modo diverso, e si aspetta risposte che prima aspettava due giorni.

Il concorrente che ci arriva prima di te non ti batte perché ha comprato uno strumento. Ti batte perché ha capito prima come è cambiato il modo di comprare del vostro cliente, e ha cambiato di conseguenza quello che offre e come lo offre.

Dentro l’azienda fa due mestieri diversi

E confonderli è l’errore che costa di più, perché si comprano strumenti per un mestiere aspettandosi i risultati dell’altro.

Il primo mestiere: l’acceleratore

Il lavoro a minor valore aggiunto, fatto prima. Un’offerta che esce in tre giorni invece che in due settimane. Una risposta al cliente scritta in cinque minuti invece che in mezz’ora. Dei dati rimessi in ordine senza due giorni di copia e incolla. Si misura in ore, è il risultato più facile da ottenere, ed è quello che le tue persone stanno già facendo per conto loro.

Il secondo mestiere: lo sviluppo

Qui non si tratta di fare più in fretta quello che fai già: si tratta di fare cose che prima non stavano in piedi. Un servizio che prima costava troppo per essere venduto. Un prodotto che prima richiedeva persone che non avevi. Un modo di servire il cliente che prima non era sostenibile. Si misura in margine e in posizione sul mercato, è molto più lento, e nella tua azienda non lo sta facendo nessuno — perché non è il mestiere di nessuno.

Chi compra solo acceleratore diventa più veloce a fare esattamente quello che faceva prima.

E poi c’è la parte che non si vende bene

Perché l’intelligenza artificiale restituisca qualcosa, sotto devono esserci tre cose noiose: dati in un ordine decente, processi che qualcuno ha scritto, e una persona che risponda del risultato. Non è una premessa teorica. Su anagrafiche doppie e numeri estratti a mano, l’AI non corregge il disordine: ti dà risposte sbagliate più in fretta, e con un tono molto convincente.

Questo è il motivo per cui la stessa tecnologia, nella stessa settimana, a un’azienda fa guadagnare due ore a persona e a quella accanto non fa niente. Non è lo strumento che cambia: è che una delle due aveva sotto qualcosa su cui appoggiarlo.

Non te lo dico per invitarti a rimandare. Te lo dico perché è esattamente il motivo per cui la prima mossa non è comprare.

Come ci stai provando adesso

Se sei arrivato a leggere fin qui, con ogni probabilità stai già facendo una di queste due cose. Spesso tutte e due insieme, senza che si parlino.

Primo modo: un corso sugli strumenti

Mandi qualcuno a imparare come funzionano i tool, o li fai venire in azienda per mezza giornata. Serve, e non ho niente da dire contro: c’è gente brava e costa poco. Ma finisce dove comincia. Alla fine le tue persone sanno usare uno strumento. Nessuno ha deciso che cosa farne nella vostra azienda, su quale lavoro, con quali dati e con quale ordine di priorità.

Secondo modo: il fai da te, dal basso

È quello che sta già succedendo, e di solito senza che nessuno l’abbia deciso. Ognuno si fa il suo abbonamento, chi più chi meno, ognuno a modo suo. Qualcuno ci fa cose molto intelligenti e non lo racconta, qualcun altro ci incolla dentro documenti che non dovrebbero uscire dall’azienda. Nessuna strategia sotto, nessuna regola, nessuno che sappia che cosa sta uscendo.

I due modi hanno la stessa mancanza. In nessuno dei due qualcuno ha guardato l’azienda intera, e in nessuno dei due è stata presa una decisione. Nel primo caso impari uno strumento senza sapere a che cosa ti serve; nel secondo lo usi senza che nessuno sappia come. In tutti e due i casi, fra un anno, sarai esattamente al punto di adesso — con qualche abitudine in più e qualche dato in giro.

Il terzo modo, ed è quello che faccio io

Veniamo nella tua azienda per un giorno. Non con un corso preparato prima e buono per tutti: con te e le persone che mandano avanti il lavoro, sul lavoro vostro, sui vostri numeri e sui vostri clienti. Si guarda quello che già succede, quello che si potrebbe fare, quello che conviene fare per primo e quello che conviene lasciar stare.

Alla fine della giornata non avrai comprato niente. Avrai deciso qualcosa.

Che cosa ti porti a casa la sera

Non è una giornata di formazione e non c’è niente da appendere al muro. Alle 17:30 esci dalla tua sala riunioni con cinque cose che prima non avevi, e che sono tue.

  • La prima mappa di quello che si usa già. Non un audit dei sistemi: quello che le persone sedute al tavolo sanno, messo per iscritto area per area — quale strumento, per fare che cosa, con quali dati. È parziale per definizione, e di solito è la prima volta che qualcuno lo scrive.
  • La lista di quello che si potrebbe fare. Area per area, le possibilità concrete uscite in giornata: che cosa l’AI potrebbe fare davvero nel vostro lavoro, con quale ordine di grandezza di costo e di fatica, e quali sono le due o tre che varrebbe la pena guardare per prime. È la metà che di solito non viene mai scritta: si parla sempre dei rischi, quasi mai di quello che si sta lasciando indietro.
  • La bozza delle regole d’uso. Si parte da un nostro modello e lo si adatta al vostro lavoro, in sala, insieme a chi poi dovrà rispettarle. Quello che esce la sera è una bozza di due pagine: da far leggere a chi di dovere e chiudere nelle settimane dopo, non un regolamento già firmato.
  • La sequenza da cui partire. Quale decisione va presa per prima, chi ne risponde, come si sceglie il primo progetto e — soprattutto — che cosa non fare adesso.
  • Una prima linea che parla la stessa lingua. Con programma e registro delle presenze: serve a te per decidere, e serve all’azienda come prova di una cosa che la legge chiede già oggi. Fra poco ci arrivo.

Il giorno dopo ti arriva la sintesi scritta: la mappa rimessa in ordine, la bozza delle regole ripulita e la sequenza con le date. In giornata si fa il lavoro; la sera dopo hai il documento da cui ripartire. Quello che non si chiude in sala — e qualcosa non si chiude mai, perché manca sempre un dato o una persona — resta scritto come domanda aperta, con chi deve rispondere.

Come si svolge la giornata

Veniamo noi da te. Si lavora nella tua sala riunioni, con te e le persone che mandano avanti il lavoro: chi vende, chi tiene l’amministrazione, chi manda avanti la produzione e il servizio. Fino a dieci persone, perché oltre non si discute più, si ascolta e basta.

09:30
Che cosa sta cambiando davvero. Non una panoramica sull’AI: come sta cambiando il modo in cui i tuoi clienti cercano, scelgono e comprano, nel tuo settore, con esempi di imprese simili alla tua.
11:00
Dove sposta ore e margine, area per area. Vendite, marketing, servizio clienti, operations, amministrazione. Che cosa funziona oggi, che cosa è ancora una promessa, e che cosa costa e basta. Con dimostrazioni dal vivo su lavori che i tuoi riconoscono come i propri.
14:00
Che cosa dice la legge, senza allarmismi. Cosa è già vietato, cosa va detto ai clienti, cosa cambia nella selezione e nella valutazione del personale.
15:15
Quello che già succede, e le regole. Ogni responsabile mette per iscritto quello che sa degli usi nella sua area. Poi, sul nostro modello, si scrive insieme la prima versione delle regole minime.
16:30
Da dove si comincia. Si mette in fila: quale decisione per prima, chi ne risponde, che cosa non fare. Si esce con un ordine, non con una lista di strumenti.

Chi ci sarà

Non vengo a farti lezione. Vengo con persone che questo mestiere lo fanno dentro le aziende, non solo in cattedra — e chi viene dipende da che cosa serve alla tua.

Raffaele Belli davanti a una platea di imprenditori
Una giornata come questa, davanti a chi in azienda decide.

Raffaele BelliAI & Digital Director. Prima di fare questo mestiere ho guidato per sette anni l’azienda di famiglia. L’ho persa, e di quella storia ho fatto un libro.

Josè Compagnone

Digital Anthropologist & UX Strategist

Guarda come lavorano davvero le persone, prima di come dovrebbero.

Fabrizio Trentacosti

AI Product Owner e consulente AI

Sa che cosa oggi funziona sul serio e che cosa è ancora una dimostrazione.

Antonio Didonna

Digital transformation expert

Porta i casi di chi ci è già passato, e i conti che ne sono usciti.

Paolo Parente

Chief Technology Officer

Dice che cosa i vostri sistemi possono reggere, e che cosa no.

In collaborazione con i partner di yourDIGITAL.

Dove ho lavorato

  • Istituto Diagnostico VarelliSanità e digital healthcare
  • GhiaroniDistribuzione per laboratori
  • Bridgestone ItaliaManifattura
  • RovagnatiFood
  • Gruppo TecnoESG
  • NoidinotteeCommerce, fashion
  • Media SalutisHealthcare
  • PLT EnergiaEnergia
  • PlastideaLED e plastica
  • Stile LatinoLuxury fashion
  • Medical CalòDistribuzione fisioterapia
  • Centro Cardiovascolare NapoletanoHealthcare
  • PrevidormManifattura
  • Fratelli VitaleB2B

Dove insegno digitale e intelligenza artificiale

  • Federico II
  • Suor Orsola Benincasa
  • Cattolica del Sacro Cuore
  • Parthenope
  • Vanvitelli
  • LUISS Business School
  • IPE Business School

Il modo in cui ragiono viene da una tesi di dottorato sulla trasformazione digitale dei modelli di business, discussa alla Federico II nel 2018 e depositata, quindi leggibile da chiunque. Da allora l’ho messo alla prova in un centinaio di aziende, e lo insegno in cinque università italiane e tre business school.

E se non la fai?

Non succede niente di drammatico. È proprio questo il problema: non succede niente, e intanto tre cose vanno avanti da sole.

  • Lo spreco si consolida. Ogni persona continua a usarla a modo suo, nessuno impara dall’altro, e quell’uso a metà diventa l’abitudine della casa. Fra un anno non sarà cresciuto: sarà solo più difficile da cambiare.
  • Le decisioni le prende chi vende. Se nessuno in azienda ha un criterio, il criterio lo porta il fornitore. E il fornitore guadagna quando il progetto parte, non quando ti rende.
  • I dati escono senza che nessuno lo sappia. Non per malafede: perché una persona in buona fede incolla un documento dentro uno strumento gratuito, e nessuno le ha mai detto che non si fa.

E poi c’è una cosa che non dipende da te. L’AI Act chiede alle aziende che usano sistemi di intelligenza artificiale di assicurarsi che le persone che li usano abbiano un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia. Non è un adempimento da comprare: è una cosa da poter dimostrare. La giornata, con il suo programma e il registro di chi c’era, è una misura documentata.

Quando non ha senso chiamarmi

Te lo dico prima, così non perdiamo tempo tutti e due. Questa giornata non fa per te se cerchi un corso sugli strumenti e sui prompt: ce ne sono di ottimi e costano poco. E non fa per te se vuoi che qualcuno ti dica che cosa comprare senza aver visto come lavori: chi te lo dice senza guardare, o sta tirando a indovinare o ti sta vendendo qualcosa.

Ha senso se in azienda le funzioni esistono e hanno qualcuno sopra, e se a quel tavolo ci sei anche tu. Senza chi decide, la giornata rende metà.

Un’ultima cosa pratica: quando c’è un avviso aperto, la giornata è finanziabile con i fondi interprofessionali. Si verifica prima, caso per caso.

Come si comincia

Si comincia da una conversazione di venti minuti, al telefono. Mi racconti di che settore sei e chi sono le persone che avresti al tavolo, e capiamo insieme se la giornata fa al caso tuo. Se non fa al caso tuo te lo dico lì, e ti indico che cosa ti servirebbe davvero.

Scrivimi due righe su che cosa hai davanti. Ti rispondo io, con due orari fra cui scegliere. Nessun impegno.

Scrivimi due righe

P.S. Se stai per firmare un contratto che ha dentro un modulo AI, scrivimi prima di firmarlo. Non per venderti la giornata: perché quella è esattamente la decisione che conviene prendere con un criterio, e una volta firmata te la tieni per anni.

Scrivimi

Due righe su che cosa hai davanti.

Ti rispondo io, con due orari fra cui scegliere. Una conversazione di venti minuti, che non ti impegna a niente.

Oppure scrivimi a raffaele@metodobelli.it.

Ricevuto. Ti rispondo io, con due orari fra cui scegliere. Se nel frattempo ti serve, scrivimi a raffaele@metodobelli.it.

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